Rosemary’s Baby. Durante il finesettimana questo palazzo assume un’aria sinistra. La facciata principale con le statue, le lampade di legno sui pianerottoli, la stretta tromba delle scale: tutto è abbandonato. Francesco sembra non accorgersi di niente. E’ lì, seduto sul divano, che legge il giornale. La testa dentro un editoriale sul venticinque aprile. Dalla strada non arriva che il rumore di una macchina che scala la marcia per affrontare la salita, ma io sento come un sottofondo lamentoso e molto più vicino. Scuoto la testa e mi dico che sono pazza. Esco in terrazzo per prendere un po’ d’aria. Il sole ha bucato la sacca delle nuvole ed ha allagato il pavimento. L’ascensore è sempre a questo piano. Se stasera non andremo al cinema o da qualche altra parte, resterà fermo fino a domani. Che strano, qualcuno ha tagliato la bouganville e l’ha lasciata per terra. La cameriera non prende mai certe iniziative. Mi sento stanca. Bisognerebbe rimettere a posto tutti i quadri. Alcuni sono accatastati sul tavolo, altri sono appoggiati al divano, accanto a una pila di giornali, altri ancora sono in camera da letto. Nei giorni scorsi abbiamo fatto ritinteggiare le pareti. Adesso la casa è tutta bianca e gialla come quella di Rosemary’s Baby.
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