Primo maggio. Primo maggio, prima domenica d'estate. Il sole è un medaglione appeso in cielo. Le formiche hanno invaso l'appartamento, circolano liberamente sulla libreria, sui tasti del computer e sulla mia mano. Fanno colazione con i miei cereali. Sono indecisa se andare a lezione di golf o alla Festa del lavoro precario. Scelgo la numero due. Dai Parioli a Forte Prenestino la città è deserta. La mia vespa è un proiettile d'argento. Ogni tanto incrocio uno stormo di ragazzi che vola verso il concerto borghese, quello di Piazza San Giovanni. Una ventenne dagli occhi di tigre mi indica la strada. Percorro la Prenestina fino a Tor de' Schiavi, giro a destra e poi infilo il primo semaforo a sinistra. Via Federico Delpino. Nell'aria c'è il caldo, il vuoto, il silenzio. Il sapore dolce di maggio. Il Forte Prenestino è un centro sociale occupato da diciannove anni. Un cartello spiega: «Lavora di meno, fai di più». Un antico tunnel conduce ad un giardino selvatico piantato a gelsi come a marijuana, con cento sentieri, prati, palchi, gallerie, mucchi di donne e uomini che mangiano, parlano, ridono, bevono ma, soprattutto, fumano erba. L'impressione è di essere in un feudo dove valgono moltissime regole che valgono fuori, ma non proprio tutte. E così, se gli abitanti sono vestiti di stracci, le cucine servono piatti dai prezzi doppiati con l'euro. Se al luna park si gioca a Tre palle, un soldo per abbattere una piramide di barattoli e vincere una bustina di hashish, a comprare il biglietto sono soprattutto i bambini che nel migliore dei casi hanno in premio una fionda o un campanello. Alla riffa c'è in palio una pianta o una quota del raccolto, mentre nell'area antipro campeggiano anziani, metallari, transessuali, giocatori di scacchi, ma non un solo pusher. Ad un certo punto una donna bionda, seduta con alcuni amici ad una tavolata, mi dice che ha un blog. Commetto l'errore di passarle il mio biglietto con l'indirizzo, destando le risate di tutti. Provo a rimediare: «In fibra di cotone, perfetto per un filtrino». Il risultato è un blando effetto American Psycho. Ad ogni modo il cibo è più buono, la musica più interessante, le facce più gentili, le famiglie più unite. Probabilmente è solo un artificio dovuto alla birra e ai colori. Oppure in un posto del genere, dove nessuno sembra particolarmente bello o ricco o intelligente, dove tutti lavorano ma nessuno indovina che lavoro fai, è possibile rilassarsi davvero. Stupidaggini. Sbuccio le fave, visito il cinema, gioco alla riffa, mangio un triangolo di pecorino, fotografo tutti, mi stendo sull'erba. Per il caffé ritorno in Via Veneto. cit. Il reportage dal Forte Prenestino, La donna bionda
Commenti
quella biondina che beve la birra al forte prenestino sembra una testimonial del mac, solo un pò stanca
http://www.ellenfeiss.net/
I numeri e le lettere che hai inserito non corrispondono a quelle dell'immagine. Prova di nuovo.
Come ultima cosa, prima di pubblicare il tuo commento, inserisci le lettere ed i numeri che vedi nell'immagine qui sotto. Questo impedisce che programmi automatici possano pubblicare dei commenti.
quella biondina che beve la birra al forte prenestino sembra una testimonial del mac, solo un pò stanca
http://www.ellenfeiss.net/
Scritto da: milton | 03/05/05 a 17:27
sempre imprevedibile.
Scritto da: miic | 04/05/05 a 00:59
una sera lì conobbi un ragazzo, alto, senza capelli, mi sorrideva...io gli feci la mia specialità.
Scritto da: carmen | 04/05/05 a 15:01
oddio, cosa?
Scritto da: milton | 04/05/05 a 15:32
L'importante era evitare a tutti i costi il concertone. Ma non avevo dubbi che tu l'avresti fatto.
Scritto da: Gaia | 04/05/05 a 16:44