I fatti di Ungheria. Al mattino leggo sempre un capitolo di Guerra e pace. Lo tengo sotto il cuscino ricamato, come un vangelo. Questa settimana, purtroppo, non è cominciata nel migliore dei modi. Nataša ha sbagliato, ha sbagliato anche la principessina Marja e, come se non bastasse, ora sta cadendo in errore anche il principe Andrej. Il mio futuro prossimo ne sarà profondamente influenzato. Qualche giovedì fa, per esempio, ero al Circolo degli artisti, all'entrata del concerto dei Veils, tra la folla di ammiratori con le giacche abbottonate e i capelli a caschetto. Non fumavo. Parlavo dei fatti di Ungheria con Alberto e Filippo. A un certo punto quest'ultimo si è allontanato da noi ed è andato verso il buttafuori con uno sguardo colmo di disprezzo. Il buttafuori, senza motivo, non aveva lasciato entrare un uomo dall'accento rumeno che pure aveva pagato il biglietto e, quando questi pacificamente aveva protestato, gli aveva sferrato un pugno in pieno volto. Filippo, che aveva osservato la scena in silenzio, è intervenuto a favore dell'uomo e contro il buttafuori, manifestando la superiorità di chi fa seguire alle parole sulla democrazia e la libertà anche i fatti. Quel giorno, neanche a dirlo, avevo letto una pagina bellissima. Così è andata anche lo scorso finesettimana. Dopo il matrimonio, celebrato in una parrocchia congolese, gli sposi e i testimoni hanno dovuto restituire gli arredi sacri prestati da una chiesa vicina. Verso le sei di sabato pomeriggio, dunque, dopo la cerimonia con i canti tradizionali, il piccolo corteo attraversava le strade del centro con sedie e inginocchiatoi in spalla. Alberto immortalava la scena con la sua Leica. I turisti applaudivano a bocca aperta. Quanto a me guardavo in alto stando attenta a non inciampare nella mia gonna-pantalone. Un vento settentrionale aveva spazzato via le nuvole a forma di colomba e il cielo era di un azzurro profondo. Ricevendoci nella sua grande chiesa, tuttavia, il parroco vicino non nascondeva il disappunto per la scelta di celebrare un matrimonio alla maniera degli africani. Mentre manifestava quella opinione, gli occhi di Filippo andavano in fiamme.
Commenti
Ti prego, dimmi che questa cosa del circolo te la sei completamente inventata, per fare satira.
ricordi vissuti. e rivissuti ancora. oggi rivisti nelle tue parole, che sanno dare voce alle immagini. La coerenza costa di stomaco. Ma vale. Vale sempre!!!
Bello guardare le cose come le sai guardare tu.
Io, sarà che non leggo Tolstoj, sarà che non ho cuscini ricamati, spesso guardo in alto e vedo il cielo sorprendentemente ingombro di nuvole.
qualche anno dopo averlo scritto, Tolstoj confessò alla cugina Aleksandra che Guerra e Pace" gli ripugnava: "Ho provato un senso simile a quello che prova un uomo vedendo le tracce dell'orgia alla quale ha partecipato"
GP è una giostra dorata che gira per millecinquecento pagine e che ti fa girare la testa o te la falcia con lame e spuntoni. La nausea era il minimo che potesse capitare al suo autore.
Ti prego, dimmi che questa cosa del circolo te la sei completamente inventata, per fare satira.
Scritto da: Achille | 09/10/06 a 15:00
Era una vita che volevo raccontarla. Me ne dimenticavo sempre.
Scritto da: robba | 09/10/06 a 15:04
ricordi vissuti. e rivissuti ancora. oggi rivisti nelle tue parole, che sanno dare voce alle immagini. La coerenza costa di stomaco. Ma vale. Vale sempre!!!
Scritto da: p.s.v. | 10/10/06 a 09:01
Bello guardare le cose come le sai guardare tu.
Io, sarà che non leggo Tolstoj, sarà che non ho cuscini ricamati, spesso guardo in alto e vedo il cielo sorprendentemente ingombro di nuvole.
Scritto da: A. | 10/10/06 a 22:37
qualche anno dopo averlo scritto, Tolstoj confessò alla cugina Aleksandra che Guerra e Pace" gli ripugnava: "Ho provato un senso simile a quello che prova un uomo vedendo le tracce dell'orgia alla quale ha partecipato"
Scritto da: a. | 13/10/06 a 15:19
GP è una giostra dorata che gira per millecinquecento pagine e che ti fa girare la testa o te la falcia con lame e spuntoni. La nausea era il minimo che potesse capitare al suo autore.
Scritto da: robba | 16/10/06 a 12:04