Una catena di caffé condominiali. Le settimane si sovrappongono. I giorni sono tutti uguali. Senonché è di moda essere magri, cattivi, poveri, oltre che depressi. Così mangio soltanto pane azzimo. Per cena bevo brodo caldo. Qualche volta faccio un salto al noodle bar nel sottopassaggio della stazione e mi godo la vista sulla scala mobile. Finalmente mi stanno gli abiti da sera dei miei diciotto anni. E la commessa del negozio di vestiti usati mi passa soltanto pantaloni extra small. Finalmente lavoro in una stanza solo per me. I miei colleghi scappano via per i corridoi se sentono la mia voce. Anche i pedoni, se giro in vespa, hanno paura di me. Di notte, soprattutto, sono gelida. Il mio fidanzato mi sveglia per accertarsi che non sia morta. Dormo molto. Le mattine sono nebbiose al principio e poi assolate come mai in autunno. Non piove più. Dalla finestra della nostra camera da letto posso osservare gli alberi come gioielli in una vetrina. Per il resto non ho più gioielli. Sto vendendo il mio guardaroba all'asta su internet. Anche il mio credito telefonico è terminato. Ora non ascolto musica, non leggo libri, non vado al cinema. Alla televisione guardo soltanto i programmi di informazione politica. Trascorro le serate con Filippo in un pub frequentato da studenti di sinistra. Sfoglio i loro giornali. Sogno di mettere su una catena di caffé condominiali, nelle cantine o nelle mansarde, dove gli inquilini possano andare senza dovere uscire dal palazzo. Per il resto, non sogno niente.
Commenti
non so se la tua fosse licenza poetica, ma comunque saluti da un fellow pennyless.
E' incredibilmente liberante no?
Mi risulta che l'idea dei caffè condominiali l'hanno realizzata a Scampia, nelle Vele, ma familiari ed in nero, chè lì una catena può realizzarla solo la camorra
Liberatorio, quasi piacevole. Finché si tratta di una povertà che libera dal superfluo ma consente il necessario. I caffé condominiali, invece, li avevo immaginati negli abbaini dei palazzi di fumose città mitteleuropee. Comunque ho notato che il pub frequentato da studenti di sinistra, così come la birra trappista, ispira soprattutto sogni imprenditoriali. In quella sede sono stati progettati anche il deli condominiale, l'agenzia di servizi condominiali e il servizio di consegna notturna nel quartiere di alcolici, cibo e sigarette.
Anch'io non sogno nulla; il sogno è relegato ad una fase del sonno a cui non arrivo mai.
Ma sono fuori moda. Riesco solo a essere depresso e cattivo. L'alcol mi rende il conto di quel paio di chili di troppo.
Mi andrebbe di fumare ora, ma qui nel condominio non c'è quel servizio.
noi siamo più avanti: siamo arrivate ad avere la cucina a studio. macchinetta del caffè, forno elettrico e forno a microonde. una volta a settimana, a turno, facciamo la spesa. poi arrivano i commercialisti del piano di sotto e, con la scusa che più siamo meglio stiamo, ci razziano le provviste. infami.
non so se la tua fosse licenza poetica, ma comunque saluti da un fellow pennyless.
E' incredibilmente liberante no?
Scritto da: mal | 04/12/06 a 21:14
Mi risulta che l'idea dei caffè condominiali l'hanno realizzata a Scampia, nelle Vele, ma familiari ed in nero, chè lì una catena può realizzarla solo la camorra
Scritto da: milton | 04/12/06 a 21:21
"Magri, cattivi, poveri e depressi". Almeno uno degli aggettivi mi sta bene, ma non ti dico quale (è pur facile intuirlo).
Scritto da: Gaia | 05/12/06 a 10:39
Liberatorio, quasi piacevole. Finché si tratta di una povertà che libera dal superfluo ma consente il necessario. I caffé condominiali, invece, li avevo immaginati negli abbaini dei palazzi di fumose città mitteleuropee. Comunque ho notato che il pub frequentato da studenti di sinistra, così come la birra trappista, ispira soprattutto sogni imprenditoriali. In quella sede sono stati progettati anche il deli condominiale, l'agenzia di servizi condominiali e il servizio di consegna notturna nel quartiere di alcolici, cibo e sigarette.
Scritto da: robba | 05/12/06 a 13:19
Anch'io non sogno nulla; il sogno è relegato ad una fase del sonno a cui non arrivo mai.
Ma sono fuori moda. Riesco solo a essere depresso e cattivo. L'alcol mi rende il conto di quel paio di chili di troppo.
Mi andrebbe di fumare ora, ma qui nel condominio non c'è quel servizio.
Scritto da: A. | 06/12/06 a 05:17
Robba è sempre più lettrista e trotzkista. Nelle mie fantasie ormai si sovrappone a Valentina, che vorrei prima o poi incontrare nella palude.
Scritto da: andrea | 06/12/06 a 14:19
Knut Hamsun. Ho vinto qualche cosa?
Scritto da: malvino | 06/12/06 a 17:41
Comunque non è la prima volta che mi danno della lettrista.
Scritto da: robba | 06/12/06 a 17:47
I caffé condominiali sono un'idea luminosa. Trotzkij approverebbe, e anche il morettiano pasticcere.
Scritto da: Gizmo | 07/12/06 a 17:26
Un caffè condominiale sarebbe estremamente comodo. Oddio se penso ai miei vicini mi vengono i brividi però.A volte è meglio non sognare.
Ariel.
Scritto da: ariel | 19/12/06 a 00:57
noi siamo più avanti: siamo arrivate ad avere la cucina a studio. macchinetta del caffè, forno elettrico e forno a microonde. una volta a settimana, a turno, facciamo la spesa. poi arrivano i commercialisti del piano di sotto e, con la scusa che più siamo meglio stiamo, ci razziano le provviste. infami.
Scritto da: v | 20/12/06 a 13:07
Mi ricorda un po':
non studio non lavoro non guardo la tv
non vado al cinema non faccio sport
Scritto da: Zot! | 08/02/07 a 13:41