Con un giorno di ritardo. Ho seppellito il cadavere dell'anno scorso. Passeggiando, all'imbrunire, ho recitato l'elogio funebre. Nell'ultima fotografia porto le lenti a contatto e tengo in mano una vanga. Difficile provare sensi di colpa. Per mesi ho camminato avendo la sensazione di incontrare sempre lo stesso distratto paesaggio. Finché mi sono risvegliata piena di lividi in una scarpata. Così seguo la cronaca nera del telegiornale, la sera del trentuno dicembre, mentre Filippo gioca a golf in salotto e Mario, disteso su un divano, guarda il soffitto. Quando finisce apro il Bollinger. Quando finisce anche il Bollinger apro la porta ed esco nel quartiere abbandonato dagli abitanti e invaso dalla nebbia. Qualcosa lampeggia nel buio tra gli alberi di Vill'Ada. Faccio un cenno alla scorta dei vicini rimasta a guardia del palazzo vuoto e visitato dalle ombre. Roma è stregata. Percorro la strada deserta dai Parioli a San Lorenzo fino a Monti. In centro metà dei ristoranti sono chiusi, l'altra metà ha menù fisso. Brutti turisti mangiano panini seduti sui marciapiedi. A Santo Stefano, invece, perdo i sensi. Napoli è un sepolcro fiorito di corone che si chiude sopra di me. Scivolo giù dalla sedia, tra mostaccioli, frutta secca e carte del mercante in fiera, in un abisso profondo trenta centimetri e lungo cinque secondi. Alla Vigilia mi perdo nel Borgo, dove uno spumante costa un euro, e al mercato della Pigna Secca, tra capretti condannati a morte e impiccati nelle vetrine dei macellai. Il giorno dopo sono in piedi controsole sul lungomare e cerco un tavolo per l'addio. Il duemilasei è in coma irreversibile. A Capodanno alla televisione danno un film di Natale. Pranzo con Filippo, in ginocchio davanti al tavolo basso, bevendo ancora champagne e tirandomi su i cuissards. Più tardi, a proposito di anni che passano, concludo che nascere negli ultimi trenta anni di un secolo sia in definitiva un vantaggio. Pierre Bonnard, che era nato nel 1867, muore nel 1947, a metà del secolo successivo. E così Henri Matisse, che vive dal 1869 al 1954 e cambia drasticamente la sua pittura. Alla mostra su Matisse e Bonnard, al Vittoriano, indosso un paio di occhiali. E' soltanto un prestito di un amico, ma rappresenta una svolta nella mia carriera. Mi convinco che è possibile vedere anche da lontano. Sono subito affascinata dalla prospettiva di potere scorgere cose e persone anche da una certa distanza e con più discrezione. Vago per le sale tra le colonne godendomi il museo nel museo e quello fuori dalle finestre. Filippo dichiara di sentirmi finalmente più presente. Nel frattempo i bar della Capitale hanno tirato su le serrande. Festeggiamo seduti a un bancone ordinando spritz e cavolfiori fritti con un giorno di ritardo.
Non ho ancora capito come mai eri a Roma e nonb a Toronto, e soprattutto chi è a Toronto al posto tuo. Sulla Corniche pensavo a te e a Nietzsche, forse a causa di Matisse
No, mi è tutto chiaro: Robba è l'autore, tu il risponditore automatico, io il personaggio non protagonista, petunias lo sfondo, Filippo il plot, Swamp il pilot, La Lepre il sequel. Tutti sotto lo stesso ombrello, a proteggersi dal Grande Recensore
ieri al vittoriano ho avuto l'impressione di vedere una bellissima mostra di bonnard, ma proprio bellissima, sciupata però da una selezione di matisse complessivamente non felice (a parte tre o quattro opere individualmente felicissime).
ah, gli occhiali devo vederli subito
Scritto da: miic | 04/01/07 a 18:12
"sono subito affascinata dalla prospettiva di potere scorgere cose e persone anche da una certa distanza e con più discrezione"
è capitato anche a me.
Bel pezzo, scusa ma chi sono i tuoi vicini?
Scritto da: fotoreportress | 04/01/07 a 22:31
Suggestivo, specie l'uomo nato un anno prima di me e morto nel secondo dopoguerra.
Scritto da: ThePetunias | 04/01/07 a 23:17
oggi mi andava di leggerti... e sei sempre un mito!sebbene con piccoli errori di date ma deve essere il troppo champagne...
Scritto da: franci | 05/01/07 a 11:15
Ma che severi che siete.
Scritto da: robba | 05/01/07 a 11:23
Non ho ancora capito come mai eri a Roma e nonb a Toronto, e soprattutto chi è a Toronto al posto tuo. Sulla Corniche pensavo a te e a Nietzsche, forse a causa di Matisse
Scritto da: andrea | 05/01/07 a 13:11
Ancora non ti è chiaro il rapporto tra personaggio e autore.
Scritto da: robba | 05/01/07 a 14:17
No, mi è tutto chiaro: Robba è l'autore, tu il risponditore automatico, io il personaggio non protagonista, petunias lo sfondo, Filippo il plot, Swamp il pilot, La Lepre il sequel. Tutti sotto lo stesso ombrello, a proteggersi dal Grande Recensore
Scritto da: andrea | 05/01/07 a 14:40
A me è sfuggito tutto. Spritz, plot e sbagli di date. La gente è troppo attenta. Buon anno cara amica mia. (Gaia)
Scritto da: | 07/01/07 a 13:53
sotto le feste, meglio roma di milano, nonostante per 3 giorni si sia visto anche il sole
Scritto da: veronica | 08/01/07 a 13:43
i tuoi post sono sempre bellissimi, robba. buon 2007.
Scritto da: la rò | 16/01/07 a 11:09
ieri al vittoriano ho avuto l'impressione di vedere una bellissima mostra di bonnard, ma proprio bellissima, sciupata però da una selezione di matisse complessivamente non felice (a parte tre o quattro opere individualmente felicissime).
Scritto da: resdimm | 19/01/07 a 18:56
Sì, è vero. Ed è andata bene. A volte va anche peggio.
Scritto da: robba | 24/01/07 a 13:13