A sinistra del proprio quartiere.
Ultimamente nel tempo libero non leggo romanzi, non guardo film, bensì converso. Ho sempre creduto che la conversazione fosse uno dei più grandi svaghi che l'essere umano può concedersi e uno dei meno inutili. Ora che sono adulta e senza figli posso dare seguito alla mia idea. Le conversazioni sono di ogni tipo. Talvolta sono condotte su una linea difensiva e si arriva presto all'armistizio. Altre volte si odono le sparatorie dei fucili e dei cannoni a miglia di distanza e le conversazioni si risolvono in vittorie o in sconfitte dopo un lungo logoramento. Apprezzo soprattutto quest'ultimo scenario anche se durante le mie campagne adotto le tattiche più disparate. In Italia, nonostante tutto ciò che si legge ogni giorno sui quotidiani, una strategia molto praticata per avvantaggiarsi in una conversazione è ancora quella di sistemarsi a sinistra del proprio interlocutore. Nel caso si ha la certezza di potere condurre la battaglia da una collina, avanzando a cavallo verso la pianura e con le spalle coperte dall'artiglieria. Va da sé che assumere questa posizione con alcuni interlocutori è un compito ostico. Per cominciare occorre procurarsi un equipaggiamento di fatti e di opinioni. E poi bisogna tenere conto che alcuni quartieri delle nostre città sono abitati da interlocutori coalizzati e tutti estremamente avvantaggiati a sinistra. A proposito sono convinta che conviene porsi senza indugio a sinistra del proprio quartiere. Se ciò non è possibile, meglio abbandonare il campo. Abitando ai Parioli, a un tiro di schioppo da Franco Marini, Luca di Montezemolo e Pier Ferdinando Casini, non ho dovuto traslocare. Piuttosto ho smesso di vagabondare per i caffé del centro storico come un'attrice della nouvelle vague che non ha sentito lo stop e non si è accorta che il film è stato già girato e montato ed è uscito nelle sale circa trent'anni fa. Ora frequento una palestra di body building a qualche isolato dove, tra panche, presse e manubri, conduco con successo molte conversazioni. Raramente vado a colazione là intorno, in ristoranti affollati come il Ceppo e il Caminetto, tra professionisti che - direi da sinistra al mio interlocutore con un colpo a effetto - allentano il nodo delle loro cravatte con la stessa tecnica con cui evadono il fisco. A metà settimana prendo invece l'aliscafo per Capri dove ho stretto amicizia con certi industriali arabo-americani che, durante l'aperitivo sulla loro immensa barca di plastica, dichiarano di detestare Prodi anche più di Berlusconi. Torno per il weekend e mi chiudo nel mio appartamento quando scopro il bricolage e il giardinaggio e la cucina per molti ospiti. In genere ascolto Radio Onda Rossa e di tanto in tanto mi trovo persino d'accordo, come lo scorso sabato quando, sui Fatti di Genova, si è puntato il dito contro la formazione che le forze dell'ordine ricevono nelle caserme. Nei ritagli prendo il sole in bikini blu elettrico e leggo brevi ritratti di scrittori a opera di altri scrittori. L'altro pomeriggio mi sono addormentata con Leo Longanesi che, avendo rifiutato di pubblicarlo perché pendeva da una parte che non era la sua, scappava alla vista di Goffredo Parise.
Ultimamente nel tempo libero non leggo romanzi, non guardo film, bensì converso. Ho sempre creduto che la conversazione fosse uno dei più grandi svaghi che l'essere umano può concedersi e uno dei meno inutili. Ora che sono adulta e senza figli posso dare seguito alla mia idea. Le conversazioni sono di ogni tipo. Talvolta sono condotte su una linea difensiva e si arriva presto all'armistizio. Altre volte si odono le sparatorie dei fucili e dei cannoni a miglia di distanza e le conversazioni si risolvono in vittorie o in sconfitte dopo un lungo logoramento. Apprezzo soprattutto quest'ultimo scenario anche se durante le mie campagne adotto le tattiche più disparate. In Italia, nonostante tutto ciò che si legge ogni giorno sui quotidiani, una strategia molto praticata per avvantaggiarsi in una conversazione è ancora quella di sistemarsi a sinistra del proprio interlocutore. Nel caso si ha la certezza di potere condurre la battaglia da una collina, avanzando a cavallo verso la pianura e con le spalle coperte dall'artiglieria. Va da sé che assumere questa posizione con alcuni interlocutori è un compito ostico. Per cominciare occorre procurarsi un equipaggiamento di fatti e di opinioni. E poi bisogna tenere conto che alcuni quartieri delle nostre città sono abitati da interlocutori coalizzati e tutti estremamente avvantaggiati a sinistra. A proposito sono convinta che conviene porsi senza indugio a sinistra del proprio quartiere. Se ciò non è possibile, meglio abbandonare il campo. Abitando ai Parioli, a un tiro di schioppo da Franco Marini, Luca di Montezemolo e Pier Ferdinando Casini, non ho dovuto traslocare. Piuttosto ho smesso di vagabondare per i caffé del centro storico come un'attrice della nouvelle vague che non ha sentito lo stop e non si è accorta che il film è stato già girato e montato ed è uscito nelle sale circa trent'anni fa. Ora frequento una palestra di body building a qualche isolato dove, tra panche, presse e manubri, conduco con successo molte conversazioni. Raramente vado a colazione là intorno, in ristoranti affollati come il Ceppo e il Caminetto, tra professionisti che - direi da sinistra al mio interlocutore con un colpo a effetto - allentano il nodo delle loro cravatte con la stessa tecnica con cui evadono il fisco. A metà settimana prendo invece l'aliscafo per Capri dove ho stretto amicizia con certi industriali arabo-americani che, durante l'aperitivo sulla loro immensa barca di plastica, dichiarano di detestare Prodi anche più di Berlusconi. Torno per il weekend e mi chiudo nel mio appartamento quando scopro il bricolage e il giardinaggio e la cucina per molti ospiti. In genere ascolto Radio Onda Rossa e di tanto in tanto mi trovo persino d'accordo, come lo scorso sabato quando, sui Fatti di Genova, si è puntato il dito contro la formazione che le forze dell'ordine ricevono nelle caserme. Nei ritagli prendo il sole in bikini blu elettrico e leggo brevi ritratti di scrittori a opera di altri scrittori. L'altro pomeriggio mi sono addormentata con Leo Longanesi che, avendo rifiutato di pubblicarlo perché pendeva da una parte che non era la sua, scappava alla vista di Goffredo Parise.
riuscirò ancora a sostenere una conversazione interessante con te?
Scritto da: miic | 19/06/07 a 15:34
Grazie a Radio Onda Rossa ora ho nuovi interessanti argomenti da proporti.
Scritto da: robba | 19/06/07 a 15:38
il blu elettrico... mi evoca qualcosa che non riecso a mettere bene a fuoco... forse una rassegna di film (o era elettrico blu?), in tarda serata, quando ancora guardavo la tv... chissà!?!
Scritto da: mignon | 19/06/07 a 20:23
per un po' ho detestato questo blog, per quel che aveva smesso di essere. Ora, ponendomi alla sinistra di me stesso, posso serenamente tornare ad adorarlo
Scritto da: andrea | 21/06/07 a 11:25
Conversare con Robba ricordo che è stato gradevole nonostante si fosse in un bettolaccia. Rinomata (la bettola) ma squallida, seppur la pizza ivi cotta fosse buona.
Adesso il problema per affrontare un qualsivoglia discorso con la titolare di questo blog sono le occasioni. Semplicemente mancano. Mi chiedo: si deve necessariamente ricorrere ad un incontro in una pessima osteria che puzza di ragù rancido? Spero di no.
Note a margine:
1. La parola è sopravvalutata.
2. Nella bettola c'era anche Miic, Akille e il sor Petunias.
3. Di blu elettrico una volta avevo un gilet di lana leggera.
Scritto da: Smeerch | 21/06/07 a 13:57
Smeerch, negli Anni Cinquanta le migliori conversazioni si svolgevano nelle trattorie. E adesso? Andrea, uno di questi giorni dovremmo mettere una barca nel lago e tornare a fare una di quelle conversazioni che il protagonista de La stanza del vescovo faceva con l'Orimbelli.
Scritto da: robba | 21/06/07 a 14:51
Adesso attendo da mesi la rimpatriata dei blogger romani.
Scritto da: Smeerch | 22/06/07 a 12:31
io nelle conversazioni perdo prevalentemente per due motivi: perchè a un certo punto abbandono oppure perchè l'altro interlocutore bara. anzi, spesso è proprio quando mi accorgo che l'altro bara, che abbandono. e me ne vado conservando un inutile senso di vittoria interiore.
da piccolo ascolti le conversazioni dei grandi, ti appassioni, pensi che un giorno anche tu avrai i tuoi argomenti acuminati da sfoderare al momento giusto, che sarà sempre una sfida giocata innanzi tutto con spirito sportivo. e poi invece.
Scritto da: resdimm | 23/06/07 a 19:54
Raro caso di intelligenza speculativa non a fini di lucro.
Quella che piace a me.
Cosima
Scritto da: | 24/06/07 a 14:57
Io non mi colloco mai alla sinistra di nessuno. Infatti perdo sempre.
Scritto da: Gaia | 24/06/07 a 22:31
ti prepari ad un'estate lunga qui a Roma, vedo.
Scritto da: A. | 27/06/07 a 06:35
Quest'anno più che mai.
Scritto da: robba | 27/06/07 a 12:18
Sarà il caso allora di fare una mappa dei punti "freschi" da frequentare quando ci saranno solo turisti americani in giro. Ci pensi tu, vero?
Scritto da: A. | 27/06/07 a 16:30
Ovviamente.
Scritto da: robba | 28/06/07 a 11:52
Attendo impaziente, coi foglietti del calendario che volano via.
(Lo so che non è "trendy", ma per SS. Pietro e Paolo, che impone di fare il bon ton capitolino? Sono incerto)
Scritto da: A. | 28/06/07 a 14:24
Dovremmo conversare, è vero. Potrebbero interessarti diverse argomentazioni che ho sto coltivando grazie alla bizzarra abitudine che ho preso di leggere, appena sveglio, i siti del giornale, di libero e del foglio, con in sottofondo la rassegna stampa di Taradash.
Scritto da: Achille | 28/06/07 a 20:21