Il maestro di Vigevano.
Quando ero bambina e arrivava il caldo mia nonna mi portava alla villa comunale con il numero uno. Compravamo i biglietti a bordo e sedevamo di lato l'una davanti all'altra per osservare meglio il percorso. All'epoca il mio più grande interesse erano gli scugnizzi con le facce nere di smog che si appendevano al tram fino alla Riviera di Chiaia per poi scendere e fare il bagno nelle fontane. Erano gli Anni Settanta. Fino agli Anni Ottanta gli scugnizzi si gettavano in mare per raccogliere le monete che lanciavano loro i passeggeri degli aliscafi che partivano da Mergellina. Tutt'oggi appena entra la bella stagione arrivano a nuoto dalla scogliera di fronte e si arrampicano sul terrazzo della casa di Posillipo dove tra gli schiamazzi si esercitano nei tuffi. Sul finire di agosto avevo preso l'abitudine di leggere al sole dopo pranzo mentre gli altri riposavano nelle loro camere da letto con i tappi nelle orecchie. Trent'anni dopo, nascosta dietro Il maestro di Vigevano, avevo dunque modo di osservarli più da vicino. Erano ragazzi di sedici, forse diciassette anni. Avevano i capelli corti e usavano le espressioni più volgari. Un pomeriggio in particolare discussero per ore prima di trovare il coraggio di saltare nel vuoto. Nel vedermi si diedero di gomito poi, considerato che non alzavo gli occhi dal mio libro, abbassarono un poco il tono delle voci e continuarono la discussione. Quando infine saltarono andai ad affacciarmi e li vidi annaspare fino a Riva Fiorita. In quel momento come da un incubo rimerse Filippo dal piano di sotto. «Che tenerezza, non sanno nemmeno nuotare», esclamai. Lui mi guardò male per il resto della giornata. Di fatto un paio di volte a settimana Filippo sporgeva denuncia per violazione di domicilio. In breve arrivava una volante dalla quale scendevano due poliziotti che si guardavano intorno spaesati. Di solito chiedevano perdono alle signore e, aggrappandosi al parapetto, gridavano qualcosa in un dialetto ridicolo. Giustamente gli scugnizzi, che intanto erano volati in acqua, li prendevano in giro.
Quando ero bambina e arrivava il caldo mia nonna mi portava alla villa comunale con il numero uno. Compravamo i biglietti a bordo e sedevamo di lato l'una davanti all'altra per osservare meglio il percorso. All'epoca il mio più grande interesse erano gli scugnizzi con le facce nere di smog che si appendevano al tram fino alla Riviera di Chiaia per poi scendere e fare il bagno nelle fontane. Erano gli Anni Settanta. Fino agli Anni Ottanta gli scugnizzi si gettavano in mare per raccogliere le monete che lanciavano loro i passeggeri degli aliscafi che partivano da Mergellina. Tutt'oggi appena entra la bella stagione arrivano a nuoto dalla scogliera di fronte e si arrampicano sul terrazzo della casa di Posillipo dove tra gli schiamazzi si esercitano nei tuffi. Sul finire di agosto avevo preso l'abitudine di leggere al sole dopo pranzo mentre gli altri riposavano nelle loro camere da letto con i tappi nelle orecchie. Trent'anni dopo, nascosta dietro Il maestro di Vigevano, avevo dunque modo di osservarli più da vicino. Erano ragazzi di sedici, forse diciassette anni. Avevano i capelli corti e usavano le espressioni più volgari. Un pomeriggio in particolare discussero per ore prima di trovare il coraggio di saltare nel vuoto. Nel vedermi si diedero di gomito poi, considerato che non alzavo gli occhi dal mio libro, abbassarono un poco il tono delle voci e continuarono la discussione. Quando infine saltarono andai ad affacciarmi e li vidi annaspare fino a Riva Fiorita. In quel momento come da un incubo rimerse Filippo dal piano di sotto. «Che tenerezza, non sanno nemmeno nuotare», esclamai. Lui mi guardò male per il resto della giornata. Di fatto un paio di volte a settimana Filippo sporgeva denuncia per violazione di domicilio. In breve arrivava una volante dalla quale scendevano due poliziotti che si guardavano intorno spaesati. Di solito chiedevano perdono alle signore e, aggrappandosi al parapetto, gridavano qualcosa in un dialetto ridicolo. Giustamente gli scugnizzi, che intanto erano volati in acqua, li prendevano in giro.
complimenti seri per come scrive.
un saluto.
Scritto da: Koki | 01/09/07 a 14:22
Anche i poliziotti delle volanti fanno a volte tenerezza ( altre volte rabbia, altre ancora entrambe ). Ti auguro un magnifico settembre, se dio vuole il mese peggiore dell'anno( quest'anno in particolare ) è finito
Scritto da: milton | 01/09/07 a 19:38
Giorno signora Robba, mi veniva da pensare che oggi gli scugnizzi di sedici diciassette anni ti puntano una pistola in faccia mentre sei al distributore automatico. Come sto diventando vecchio. Saluti.
Scritto da: hotel messico | 04/09/07 a 10:03
Già, è vero. Questo ho dimenticato di scriverlo.
Scritto da: robba | 04/09/07 a 12:18
Se proprio non sanno nuotare, Filippo dovrebbe fare come i cinesi, sedersi in riva al terrazzo e aspettare.
Scritto da: miic | 05/09/07 a 11:26
Come erano belli gli scugnizzi di una volta (e gli occhi giovani e forti con cui li vedevamo, signora cara)
(Tra parentesi, mi piace come scrivi)
Scritto da: aitan | 06/09/07 a 18:19